Quattro modi per neutralizzare al meglio gli ad blocker su Facebook senza ricorrere agli hack dei codici

 
 

All'inizio del mese, Facebook ha lanciato un codice per bypassare Adblock Plus, un'estensione per browser che permette agli utenti di bloccare tracking, banner, pop-up e annunci video. La modifica del codice rende difficile agli ad blocker distinguere tra pubblicità e contenuto organico, il che significa che potranno essere mostrate le inserzioni pubblicitarie su Facebook anche se si usano software di blocco delle pubblicità.

Adblock Plus ha risposto rapidamente in un post sul blog che “Calpestare la volontà degli utenti non è sostenibile, neanche se sei Facebook.”

La questione ha sollevato un dibattito sul software di blocco delle pubblicità: è forse un modo in cui gli utenti possono proteggersi dal malware e dalle violazioni della privacy? O invece è una forma di "taccheggio", di derubare gli editori dei loro compensi?

Nel 2015, si è stimato che l'ad blocking costasse agli editori quasi $22 miliardi di reddito, e questo numero è in crescita. Quando Facebook ha annunciato il “blocco di Adblock,” la comunità open source è rapidamente giunta ad una contro-soluzione. E Facebook ha nuovamente risposto introducendo un altro aggiornamento, annullando lo stratagemma di Adblock. È chiaro che si tratta di una battaglia senza fine.

I software che bloccano le inserzioni pubblicitarie non portano beneficio né agli editori, né ai consumatori, che vogliono accedere a contenuto di qualità la cui produzione costa denaro. Il New York Times potrebbe sopravvivere, ma un sito di notizie politiche locale o un blog di ricette per dolci sicuramente no. Anche se la gente accetta di acquistare contenuto pagando una quota di abbonamento, lo farà solo per leggere contenuto premium dei grandi attori del mercato, lasciando gli editori indipendenti senza mezzi o incentivi per esistere. Dovrebbe esserci un modo migliore per affrontare il blocco delle inserzioni pubblicitarie: capire le ragioni per le quali i consumatori installano gli ad blocker è un buon inizio. 

 

Disable ad blocker

Perché la gente blocca le inserzioni?

In un recente studio di ricerca, alla domanda sul perché installavano ad blocker, gli utenti AdBlock hanno indicato le ragioni seguenti:

“Le pubblicità sono fastidiose e intrusive” - 64%

“Le pubblicità creano disagio” - 54%

“Le pubblicità mi creano preoccupazioni legate alla sicurezza” - 39%

“Le pubblicità fanno perdere tempo e pesano sulla larghezza di banda” - 36%

La gente non odia le pubblicità. Odia le pubblicità che sono irrilevanti, intempestive, minacciose per loro sicurezza, che insomma fanno perdere troppo tempo. Vi è un approccio più collaborativo, che non sia "tutto o niente" per aiutare gli editori (e i marketer) a migliorare l'esperienza degli utenti senza sacrificare i redditi pubblicitari?

 

Times Square

Rendila contestuale e consensuale

Qualsiasi sia la ragione per la quale si installano estensioni ad blocker nel browser, la battaglia contro le inserzioni pubblicitarie è insostenibile. Il software di blocco è una toppa rapida, ma una soluzione che funzioni richiede una riflessione condivisa tra editori e marketer. Ecco alcuni modi per combattere gli ad blocker che non comportano hack di codici:

1.     Editori: Condividete una politica sulla riservatezza chiara e trasparente, scritta in un linguaggio semplice.
Capire quel che le marche fanno dei dati personali che raccolgono dai consumatori non dovrebbe necessitare di una laurea in legge e di ore per decodificarne il linguaggio. E la politica sulla riservatezza di una app mobile non dovrebbe essere più lunga della Costituzione.

Raffrontate quanto segue:

Opzione A:

'Potremmo modificare questi termini o eventuali termini aggiuntivi che si applicano a un Servizio. In caso di conflitto tra questi termini e i termini aggiuntivi, i termini aggiuntivi prevarranno in quel conflitto.”

Opzione B:

Le nostre politiche sulla riservatezza cambieranno?

Sì, la nostra Politica sulla riservatezza potrebbe cambiare di volta in volta. Ma qualsiasi politica sulla riservatezza modificata sarà in linea con la nostra missione e il nostro impegno verso la sicurezza e la riservatezza delle tua informazioni personali.

Chiaramente, l'Opzione B sembra più "umana" e probabilmente incoraggerà più adesioni. Se termini e condizioni sembrano usciti dalla penna del Petrarca, il livello di consenso alla condivisione delle inserzioni pubblicitarie sarà simile al tasso di rifiuto della lettura dell'autore del trecento.

Per ulteriori informazioni sulla creazione di una politica sulla riservatezza leggibile, consultare “Come rendere la riservatezza un asset del brand,”, un nuovo libro bianco che abbiamo sponsorizzato con Opt-4, studio di consulenza sulla tutela dei dati e il permission marketing.

 

2.     Marketer: Mirate ad un pubblico specifico e usate inserzioni dinamiche per personalizzare l'esperienza

Talvolta meno vuol dire di più, e ciò è vero per il targeting del pubblico di Facebook. Inserzioni con punteggi bassi, conseguenza logica del targeting generico, influenzano il ROI delle campagne e nuocciono alla marca nel lungo termine. I punteggi sulla rilevanza delle inserzioni pubblicitarie sono calcolati sulla base del feedback positivo e negativo che gli utenti Facebook assegnano ad una pubblicità specifica; un buon punteggio riduce il costo di raggiungere e persone. Con oltre 1,71 miliardi di persone su Facebook, è cruciale essere molto specifici quando si tratta di targeting pubblicitario.

Raffrontate i due seguenti pubblici Facebook di un'inserzione pubblicitaria di una nuova marca locale di prodotti per la cura della pelle con sede a Sausalito, in California:

Opzione A:
Donne, con età tra i 25 e i 45 anni, che abitano in un raggio di 50 miglia da Sausalito, CA

Opzione B:
Donne, con età tra i 25 e i 45 anni, che abitano in un raggio di 50 miglia da Sausalito, CA, che sono “mamme atletiche” e “mamme verdi”, che hanno messo "mi piace" alle pagine delle marche di bellezza “Sephora” e “ULTA”, si identificano come progressiste o molto progressiste

Facebook permette di andare in profondità nelle affiliazioni politiche, negli interessi, negli hobby e nei passatempi, aiutando i marketer a mirare a un pubblico con un livello di granularità incredibile.
 

3.     Marketer: Mostrate inserzioni video solo quando l'utente è connesso al wi-fi. Editori: Disattivate l'autoriproduzione

Le inserzioni video su Facebook hanno un ROI alto, ma sono anche molto costose. Tutto questo denaro speso sulle inserzioni viene gettato fuori dalla finestra se trasmesse su connessioni cellulari cattive o su una rete wifi satura (per esempio, ai concerti).

Selezionando il traffico Wi-Fi nella campagna "solo mobile" con contenuto interattivo, i marketer possono assicurarsi che gli utenti abbiano molto probabilmente a disposizione larghezza di banda e tempo adeguati per lo streaming di contenuto pubblicitario.
 

4.     Editori: Educate i consumatori alla connessione tra redditi pubblicitari e contenuto di qualità

Gran parte della gente pensa che le inserzioni creino disagio e che non aggiungano valore. Alcuni editori quali Forbes, combattono il fenomeno disattivando l'accesso al contenuto agli utenti con software ad-blocking. Altri, come Smashing Magazine, portano i lettori "dietro le quinte" dei propri processi editoriali e spiegano i costi associati alla produzione di contenuto.

Educare i consumatori ai meccanismi dell'attività editoriale ed essere trasparenti su dove va il denaro delle inserzioni pubblicitarie può incentivare la gente a fare una "lista bianca" dei siti web e a promuovere una cultura in cui la gente capisca la correlazione esplicita tra pubblicità e contenuto gratuito e consideri l'ad blocking come una forma di pirateria digitale.

 

Trovare furbescamente uno stratagemma per combattere la tecnologia e bloccare le inserzioni può funzionare, almeno fino a quando qualcuno trova un altro stratagemma. Per sopravvivere e crescere a lungo termine, editori e marketer dovrebbe prendere in considerazione strategie alternative e concentrarsi sul creare esperienze di inserzioni migliori e relazioni consumatore-marca basate su trasparenza e consenso.